LA DECADENZA ALL’ITALIANA

Da buoni italiani siamo oramai abituati a tutto e la chisura dell’industria della Technicolor a Roma, oltre a non aver fatto grande notizia, conferma il processo di decadenza del cinema italiano, che aveva già subito un duro colpo con la chiusura definitiva di Cinecittà, la Hollywood italiana, storica sede del cinema internazionale negli anni ’60 -’70 e che tutto il mondo ci invidiava.

A Cinecittà sono nati capolavori come “Ben Hur”, “Cleopatra”, i film onirici di Federico Fellini, i western di Sergio Leone, persino Scorsese ha girato a Roma “Gans of New York”, ma l’elenco sarebbe lunghissimo.

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La domanda che dovremmo porci è: da dove nasce questa inarrestabile crisi dell’identità cinematografica italiana?

Forse è causa e conseguenza la scomparsa dei grandi registi italiani: Fellini, Leone, Risi, Monicelli, Visconti, De Sica, Antonioni, Rossellini, senza che vi sia stato un ricambio generazionale all’altezza dei maestri?

Internazionalità, competizione, ormai sono parole che non appartengono più al nostro vocabolario e ne sono un esempio le case di produzione che dalla commedia all’italiana (quella del grande Alberto Sordi) sono passati ai cinepanettoni e alle commedie “facili e volgari”.

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Secondo noi, dall’inizio degli anni ’80 sia il cinema che la televisione hanno realizzato prodotti di basso livello per raggiungere lo spettatore medio, con lo sguardo rivolto solo ai guadagni. Tale tendenza tuttora in atto ci porta ogni Natale film con lo stesso copione fatto di gag, scenette e parolacce ormai scontate.

Per fortuna un piccolo, ma proprio piccolo, spiraglio di luce esiste in alcuni registi, come Nanni Moretti, Salvatores, Garrone, Sorrentino, Tornatore, i quali si devono però accontentare di essere seguiti da un pubblico più modesto formato prevalentamente da appassionati e conoscitori del cinema.

La decadenza, secondo noi, non può trovare scuse nella impossibilità di competere con i film americani, che nonostante la crisi mantengono comunque un alto livello, dato che in Francia, ad esempio, vengono prodotti film di qualità e dallo stile ben definito, quasi un marchio di fabbrica, cercando di salvaguardare il cinema francese da “invasioni” esterne.

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Dovremmo riflettere sul fatto che, pur avendo avuto a disposizione l’esempio che ci hanno lasciato i grandi registi del passato, non siamo riusciti a seguire i loro insegnamenti e a tenere alta la reputazione del cinema italiano.

Non vogliamo fare i moralisti o i disfattisti, anche perchè sappiamo bene che non tutto dipende dai registi o dai produttori e non vogliamo qui entrare i ambiti più ampi, ma come disse il grande Alberto Sordi: “Se il mondo fosse come lo presenta un certo cinema d’oggi, sarebbe un incredibile bordello.

Per continuare a sognare e incoraggiare i giovani registi e i futuri produttori a cambiare rotta, riconquistando un ruolo da protagonista al cinema italiano, vi  invitiamo a rivedere la scena finale del film 8½ di Fellini, sperando che possa essere di  esempio e di ispirazione per tutti.

Articolo di Federico Guercio e Federico Portesine

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