THE EASTWOOD FACTOR

Avete mai fatto caso che ogni tanto si incrocia qualcuno che non va fatto incazzare? Ecco, quello sono io…

(Gran Torino)

Sguardo torvo, sopracciglia incurvate, una smorfia di rabbia sul viso: questa l’espressione più famosa e popolare di uno dei più grandi attori americani. Il suo sigaro in bocca e il suo grilletto facile lo portarono a diventare l’attore icona degli anni Settanta, facendo saltare i botteghini ad ogni sua apparizione sul grande schermo. Ma lui, il grande Clint Eastwood, non si limita solamente a essere uno dei cosiddetti “Duri del cinema”; molti altri attori con questa etichetta di “duri”, come John Wayne, Steve Mc Queen, Richard Burton non sono riusciti ad andare oltre il loro personaggio, almeno non come il nostro Clint, che nel tempo si è trasformato in uno dei migliori registi Americani.

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Qual è il fattore che ha trasformato Clint in un vero e proprio Maestro del Cinema? Innanzitutto la sua capacità di cambiare, di aggiornarsi, di migliorare nel corso della sua vita. Ha fatto tesoro delle sue prime esperienze, con Sergio Leone prima e soprattutto con Don Siegel dopo; proprio dal suo grande amico Don imparerà le basi di quello che diventerà poi il suo stile registico; la semplicità e l’asciuttezza delle scene, almeno in apparenza. È infatti da questa apparenza di semplicità che Clint crea improvvisamente delle scene, delle sequenze o delle inquadrature memorabili, che rimangono scolpite negli occhi dello spettatore: voglio ricordane alcune come le riprese nella desolazione silenziosa dell’ isola in “Lettere da Iwo Jima” la scena iniziale (che coincide con quella finale) di “Un Mondo Perfetto” con il corpo esanime di Kevin Costner nell’ erba insieme alle banconote che gli svolazzano intorno, la famosa scena della pistola fatta con la mano in “Gran Torino”.
Poi, c’è il suo istrionismo. Clint ha recitato e diretto film di qualunque genere: western, polizieschi, thriller, commedie, film romantici, di fantascienza, di guerra ( l’ottimo “Space Cowboys”), musical, drammatici persino documentari e film sulla musica ( ricordo “Bird” film su Charlie Parker dedicato a una delle sue grandi passioni, il jazz) e altri film che sono un incrocio di più generi come” Invictus” e “Bronco Billy” che non saprei davvero in che categoria mettere!! Questa sua incredibile varietà , davvero unica, lo contraddistingue e attrae milioni di spettatori e amanti del cinema, in barba a chi, a fine anni ottanta, lo criticava di essere un attore statuario, fermo, che non cambiava mai (o come diceva di lui Segio Leone, arrabbiato con il Nostro in seguito a un suo rifiuto nel recitare in un suo film: ” Clint Eastwood ha due espressioni: col cappello e senza cappello”).

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È sempre stato in grado di rinnovare le tematiche dei suoi film, riferendosi sia ai problemi del suo tempo, come l’integrazione degli immigrati in Gran Torino sia ai problemi fondamentali nella storia e nella società americana come la violenza, che Clint sottolinea nei suoi film come un principio inscindibilmente radicato nella tradizione Americana. Inoltre Clint ha ben tenuto a mente ciascun personaggio che ha interpretato nei suoi innumerevoli ruoli, per poi riproporli o fonderli addirittura insieme (ne è un esempio il personaggio di Walt Kowalski in Gran Torino: sembra un Ispettore Challaghan invecchiato, il sigaro in bocca e il grilletto facile del pistolero senza nome che interpretava nei film di Sergio Leone!!!) Questo è il segreto di Clint Eastwood; riuscire a rinnovarsi, a imparare da ogni sua esperienza in modo da diventare proprio come il vino: migliorare invecchiando!

Vi saluto riportando le parole di Clint pronunciate dopo l’uscita di Gran Torino nel 2008 “ Quando uno ha quasi ottant’ anni come me e dalla vita ha avuto tutto, trova le motivazioni per fare di più conservando sempre delle ambizioni e continuando a imparare, altrimenti ci lasciamo andare”.

articolo di Federico Portesine

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