IL MAESTRO – WILLIAM S. BURROUGHS

Trascinatore d’anime inquiete verso la libertà dell’essere, maestro cinico e visionario, capostipite indiscusso del movimento.

Egli ha insegnato l’arte della liberazione delle immagini e delle parole dai soprusi e imposizioni da parte della società.

Intorno a lui, alle sue droghe e alla sua tecnica denominata cut-up, i beat sperimentano, si ribellano e sognano.

La figura di William Burroughs è atipica all’interno del gruppo, non ti aspetteresti mai di trovarci un uomo ricco, dell’alta borghesia, apparentemente dalle buone maniere, ma come egli stesso affermò: sono un drogato omosessuale, pecora nera di una buona famiglia.

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Dietro a questa figura mite, seria ed estremamente razionale si nasconde una personalità fuori dalle righe, macabra, amante della criminalità, delle armi, della droga e della vita sotteranea.

William S. Burroughs nasce il 5 febbraio del 1914 a St Louis, Missouri.

Lusso, soldi, ricchezza e agevolazioni sono parole che stanno strette a Burroughs, egli è alla ricerca dell’avventura, di persone anticonformiste come lui. Fin da giovane si interessa alla poesia e alla pittura.

A trent’anni si trasferisce a New York, entra alla Columbia University e fa conoscenza con David Kammerer e Lucien Carr, i quali a loro volta lo presentano ad un gruppo di ragazzi anticonformisti, di cui fanno parte anche Kerouac e Ginsberg.

I due scrittori furono rapiti immediatamente dall’intelligenza e dal cinismo di Burroughs.

Ma parlando di Burroughs non possiamo che soffermarci sulla sua dipendenza alla droga e della tecnica che ridimensionò, partendo dalle idee dadaiste, il cut-up.

JUNKIE: UNA PERSEQUZIONE

Perchè la parola junkie? Perchè in inglese vuol dire drogato, bucato e la prima testimonianza della sua dipendenza la racconta lo stesso scrittore nel suo libro Junkie, pubblicato nel 1953.

In Italia, uscito sotto il titolo de La scimmia sulla schiena.

Un libro nudo e crudo, come la sua carne dopo anni di iniezioni. Burroughs confessa la sua continuata assunzione di droga, un capitolo durato quindici anni. La droga come rifugio, liberazione ed elevazione della mente e del corpo dal quel mondo così marcio e falso.

Burroughs ha fatto uso di junk (si intende droghe sintetiche) in tutti i modi possibili e ne ha provate tantissime: morfina, eroina, dilaudid, eukidal, pantapon, diocodid, diosan, oppio, demerol, dolophine, palifium.

Con Junkie si scopre come si vive sotto una totale dipendenza dalle droghe, come la carne umana diventi il pasto, l’agnello da sacrificare per una giusta causa se si vuole continuare a vivere una vita “normale”.

Gli effetti delle allucinazione che genera l’assunzione di droghe si possono riscontrare in altri suoi libri; uno dei più famosi è Il Pasto Nudo del 1959, titolo suggerito da Jack Kerouac dopo aver letto i vari appunti dell’amico.

CUT-UP:  UN NUOVO SIGNIFICATO

Tagliare ed incollare, due movimenti molto semplici che possono ri-creare nuove logiche e significati.

Il cut-up nasce nei primi anni del ‘900, all’interno del movimento artistico dadaista.

Pensato per la prima volta dall’artista Tristan Tzara, fondatore del Dadaismo, la tecnica viene però utilizzata in tutte le sue forme negli anni ’60 e Burroughs la porta alla sua logica più estrema.

Tecnica di de-costruzione di testi e poesie e secondo una logica casuale si apporta una ri-costruzione del testo, con l’obiettivo che questi prenda un “senso” da sé.

Anche in questo caso l’irrazionalità e il liberare la mente sono importantissimi e secondo Burroughs questa tecnica amplifica, sblocca nuovi percorsi nella comprensione delle parole e delle immagini, liberandosi dalle regole tradizionali.

Non ci si sente più imprigionati dalla società con le loro regole ed imposizioni, ma come il sesso e la droga  è una tecnica liberatoria.

Questa tecnica può essere usata anche nel video, tagliando la pellicola e rincollare i pezzi in modo casuale.

Esempio di cut-up con il video…

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